sabato 28 maggio 2011

Oltre il Pdl un altro Pdl. Un po' meglio

di Marcello De Angelis

Fibrillazione. Parola orrenda che viene usata spesso per indicare serpeggiante mugugno tra le fila della maggioranza. Solo in quel caso si adotta il termine. A sinistra, dove il sindaco di Firenze Renzi da mesi propone addirittura la "rottamazione" di tutta la classe dirigente di tutte le sinistre, è "acceso dibattito".
E sia, il presidente della regione Lombardia Formigoni ha parlato di primarie per scegliere l'eventuale successore di Berlusconi e ha detto che potrebbe autoproporsi. Altri esponenti del Pdl - e in particolare i cosiddetti ex-An, rei di incontrarsi continuamente a cena - avrebbero formulato "proposte" innovative. Oddio, tanto innovative non sarebbero.
Qualcuno ha rilanciato l'idea (eretica?) di fare dei congressi - pratica abbastanza comune in qualsiasi associazione. Qualcuno vorrebbe ritoccare la legge elettorale per introdurre il premio su base nazionale al Senato. Si vocifera che da qualche parte - non meglio "etichettata" - sia anche arrivata la proposta di commissariare tutte le funzioni dell'organizzazione (che sono già tutte "di nomina" quindi cosa cambierebbe?).
Gli ex-An (che definizione orrenda) ovviamente cospirano per "rifare" An. Daltronde da mesi suonano, in altre cene, fanfare in ricordo dello "spirito del ‘94" ed è partito anche qualche appello a Silvio perché torni quello, appunto, del ‘94. Sicuramente anche il premier sarebbe ben felice di tornare indietro di diciassette anni (e chi non lo sarebbe?) ma queste cose di solito non accadono. Il tempo ha il vizio di scorrere sempre nella stessa direzione. La politica non fa eccezione. Le rifondazioni, oltre ad emanare odore di stantìo, di solito non funzionano. Anzi, non funzionano mai. Che si tratti di rifondare partiti comunisti, alleanze nazionali o forze italie. In politica, dopo l'oggi, c'è sempre il domani. Uno ieri più fulgido non c'è mai. Quindi dopo il Pdl ci sarà, nientepopodimeno che... il Pdl. Magari rimescolato, con nuove regole (anche se le vecchie ancora non ha capito nessuno quali fossero), forse con un minimo, indolore ma fisiologico smucinamento di classe dirigente, ma senza traumi.
E se tanti o tutti dovessero considerare conclusa o abortita l'esperienza del Pdl, ci sarà un'altra alleanza di centrodestra (con qualcuno di più, qualcuno di meno o qualcuno di diverso).

venerdì 6 maggio 2011

Al «Secolo d’Italia» arriva De Angelis: «Diranno che sono un ex terrorista»

«Ora diranno che hanno messo un ex terrorista a dirigere un giornale» dice Marcello De Angelis, un passato controverso nell’estremismo nero, dal carcere per associazione sovversiva al giornalismo d’area (e proprio Area si chiama il mensile della destra sociale che ha diretto per anni), fino al Secolo d’Italia, il cui Cda l’ha appena designato direttore per la fase del post-Fini. De Angelis fa parte dei lealisti del Pdl, di cui è deputato, in quota Gianni Alemanno, suo testimone di nozze nel 2008, lo stesso giorno in cui l’ex segretario nazionale del Fronte della gioventù fu incoronato sindaco di Roma.
«Una sfida difficile» riconosce subito dopo la nomina, scherzando sulla sua storia di «uomo nero», «man in black» della destra dura. Quella di Terza posizione, organizzazione nata nella seconda metà degli anni ’70 da Lotta studentesca, già in collisione con il Msi considerato troppo «reazionario». L’ideologia del movimentismo nero era riassunta in un motto: «Militare nelle sfere di Terza Posizione significa combattere l’imperialismo russo-americano, rifiutare e sabotare i due fronti politici, commerciali, militari legati al Cremlino e alla Casa Bianca». De Angelis era il portavoce di Terza Posizione, duro e puro entrato nel movimento insieme al fratello maggiore Nazareno detto «Nanni» (morto a Rebibbia 30 anni fa).
Dopo la strage di Bologna del 1980 Terza Posizione viene messa al bando e i suoi capi (molti dei quali latitanti in Gran Bretagna) ricercati per associazione sovversiva a banda armata. De Angelis parte per Londra ma viene arrestato e per sei mesi resta nel carcere londinese di Brixton. Lo Stato inglese nega l’estradizione e De Angelis, una volta uscito di prigione, inizia a lavorare come grafico. Quando torna in Italia si costituisce, viene condannato a 5 anni di reclusione e ne sconta 3. Uscito dal carcere nel 1989, scopre che le canzoni che aveva registrato su una cassetta hanno sfondato negli ambienti della destra romana. Dà un nome al suo gruppo, «270bis», come l’articolo del codice penale per il quale si è ritrovato in cella. Tra i successi musicali (molto di nicchia), due titoli su tutti: Claretta e Ben e Settembre nero, a sostegno della lotta palestinese. Negli anni ’70 ha anche dedicato una canzone a Rigoberto López Pérez, l’assassino del dittatore del Nicaragua, intitolata Il Poeta. Prima di lanciare Area, De Angelis aveva diretto insieme all’ex leader di Prima Linea Maurice Bignami un giornale intitolato La spina nel fianco.
Entra in An fin dalla fondazione, continua il lavoro giornalistico con L’Italia settimanale di Marcello Veneziani, quindi il mensile della destra storaciana e alemanniana, ora lo storico quotidiano della destra. «In bocca al lupo a Marcello De Angelis da chi lo ha preceduto al timone del Secolo d’Italia, certo che darà un libero contributo di idee al futuro del centrodestra per un progetto bipolare che si consolidi nel tempo», dice Maurizio Gasparri. Compito difficile, roba da «man in black».